DEATH OF A HERO
Ahmed Shah Massud
> TRIBUTEWi> INTERVIEW
> MESSAGE TO THE
PEOPLE OF THE USA

NEW YORK, NEW YORK!
Tribute to
a defaced city
FAREWELL MARJAN...
Marjan, the one-eyed lone
lion is no longer the king of
Kabul zoo
PICTURES from the grenade attack!
Dear Visitors, these next pages are a heartful tribute to Maria Grazia Cutuli, sweetest friend, valued travelmate and skillful writer for Corriere della Sera, major italian newspaper, who was ambushed and killed by unknown assailants on November 19 2001, while traveling from Jalalabad to Kabul (Afghanistan) together with colleagues Julio Fuentes (spanish newspaper El Mundo), Harry Burton and Hazizullah Haidari (cameraman and photographer, Reuters).
>PICTURE GALLERY
>AUDIO CLIP her last report from Peshawar [ Corriere.it ]
>VIDEO recovering the journalists' bodies [New York Times - Associated Press]
How colleagues journalist and friends >REMEMBER her
Pages from italian and international >PRESS
>REPORTS about the ambush
>STORIES we published >TOGETHER (her writings, my pictures)
>ALL THE STORIES
I'm trying to make available ALL THE STORIES written by Maria Grazia Cutuli.
Big kudos to publishers Corriere della Sera-RCS and Arnoldo Mondadori Editore,
for allowing me to post here all the stories they hold copyrights for.
ITALY 1994-1995, EPOCA

Testata
Epoca

Data pubbl.
15/12/95

Numero
50

Pagina
86

Titolo
UNO BIANCA SIAMO STATI A CASA SAVI

Autore
DI MARIA GRAZIA CUTULI

Sezione
STORIE

Occhiello
CRONACA

Sommario
Le crisi nervose della madre. L' autodifesa del padre. Ma soprattutto una serie di lettere. Che aprono nuovi squarci sulla famiglia dei tre fratelli killer. E sulle loro imprese.

Didascalia
TUTTO E' NATO QUI
La vecchia casa di campagna a Villa Verucchio, in Romagna, dove
vivono i genitori dei fratelli Savi.
"NON VERREMO IN AULA" Giuliano Savi e Renata Carabini, gli anziani
genitori di Alberto, Roberto e Fabio: hanno deciso di non essere
presenti al processo, che si sta celebrando a Rimini.
NOSTALGIA E MINACCE
Accanto al numero civico dell' abitazione dei Savi, un fascio
littorio ricorda i trascorsi "neri" della famiglia, mentre un altro
cartello invita i visitatori a stare alla larga. Giuliano, il padre
dei tre presunti killer della Uno bianca, custodiva qui un vero e
proprio arsenale: carabine, doppiette, revolver, pistole, fucili a
pompa e munizioni.
90 RAPINE, 24 MORTI Da sinistra: i fratelli Alberto, Roberto e Fabio
Savi. Sono accusati di essere i responsabili dell' ondata di
violenza che nell' arco di sette anni (tra il 1987 e il 1994) ha
seminato sangue e terrore tra Bologna, Pesaro, Rimini e Forlì.
ODIATISSIMA
Eva Mikula, la giovane amante rumena di Fabio Savi: la famiglia dei
killer la accusa pesantemente.

Testo
La casa dalla facciata rossa e scrostata, una di quelle vecchie case di campagna dove si respira a ogni angolo l' antico rigore patriarcale e contadino, si affaccia su un' aia coltivata a melograni. Qui vivono Giuliano Savi e Renata Carabini, genitori di Alberto, Roberto e Fabio, i killer della Uno bianca, poliziotti i primi due, camionista il terzo, chiamati in questi giorni a giudizio davanti alla corte di Rimini per una parte dei crimini, omicidi, ferimenti, rapine, commessi tra il 1987 e il 1994.
Non ci sono cancelli, né recinzioni attorno alla casa. Solo i pesanti teli color mattone, che oscurano le finestre, tutelano la privacy dell' anziana coppia. La mattonella in ceramica, con l' intimidazione "attenti al cane e al padrone", sottolineata da un pistolone da Far West che tante illazioni aveva scatenato sulle attitudini del padre dei Savi, è ancora lì. Così come il piccolo fascio littorio impresso ai margini del numero civico, memoria e feticcio dei trascorsi fascisti del genitore.
Qui, nascosto nelle campagne che circondano Villa Verucchio, roccaforte della gastronomia romagnola, a pochi chilometri da Rimini, papà Giuliano, il vecchio "patriarca", come l' hanno battezzato i giornali, teneva custodito il suo arsenale, collezione di carabine, doppiette, fucili a pompa, revolver, pistole, munizioni, caricatori, ritrovati e sequestrati dagli agenti della questura di Pesaro. Qui sarebbe cominciata l' iniziazione alle armi dei tre fratelli, che avrebbe tragicamente segnato i loro destini da Rambo impazziti. E, ancora qui, sono seppelliti i misteri di tre vite deviate, quell' intrigo di legami parentali, di dipendenze e affetti da cui è scaturito il patto d' acciaio della Uno bianca.
"Io non so cosa hanno fatto i miei figli, non so perché è successo tutto questo", dice adesso la madre con la voce che si perde in un lamento. Non sa, ma il risultato è un' ondata di violenza che per 7 anni ha sconvolto quattro province italiane, Bologna, Pesaro, Rimini, e Forlì, lasciando sul selciato 24 morti, 102 feriti, per un totale di 90 rapine. Una scia di sangue che potrebbe portare i Savi dritti all' ergastolo, secondo la richiesta del pubblico ministero di Rimini Daniele Paci e secondo la precedente condanna, emessa a giugno dal tribunale di Pesaro per Roberto e Fabio.
Il processo che si è aperto giovedì 16 novembre, con rito immediato, unifica due tronconi: il primo con 21 capi d' accusa, omicidi, rapine, ferimenti, commessi tra Rimini e Forlì; il secondo, con 29 imputazioni, tutte riferite a delitti in territorio riminese.
Coinvolti, oltre i Savi, altri tre poliziotti della questura di Bologna, Marino Occhipinti, Luca Vallicelli, Pietro Gugliotta, agenti che i dirigenti di polizia liquidarono, all' epoca delle indagini, come "mele marce", "cani sciolti", "schegge impazzite"...
Tutte parole per bloccare altri sospetti, compreso quello che dietro la Uno bianca potesse esserci una "mente". O comunque una responsabilità dello Stato.
La lettera del "patriarca". "Al processo né io né la mamma saremo presenti. Non potremmo sopportare di vedervi in catene e in manette e di subire gli attacchi dei giornalisti", aveva scritto Giuliano Savi in una lettera indirizzata qualche mese fa ai figli in galera.
Il vecchio "patriarca", balilla ai tempi di Mussolini, poi operaio, pasticciere, mezzadro, saldatore e autista, oggi pensionato, sospettato di aver mandato allo sterminio decine di ebrei durante la seconda guerra, di aver rapato un omosessuale e di essere stato nei confronti dei figli il primo istigatore alla violenza, tiene fede alle sue parole. Arriva a bordo di una Uno bianca (curiosa coincidenza), e svicola subito, barricandosi in casa. La moglie, stretta in un giaccone sbiadito o con le borse della spesa in mano, temporeggia: "Stiamo male, volete capirlo? Stiamo soffrendo le pene dell' inferno e non abbiamo colpe. Non siamo in grado di parlare".
Il tono si fa rauco: "Sono in cura da uno psichiatra. Vivo sotto psicofarmaci... Lasciatemi stare". La voce si spezza in gola, quando le si ricorda che pochi giorni fa Eva Mikula, l' amante rumena di Fabio Savi, la "star" erotica di questa macabra telenovela, nonostante i sospetti a suo carico di importazione d' armi e ricettazione, è stata assolta da ogni accusa di complicità. "Sì, per lei va tutto bene, non è successo nulla, non ha fatto niente quella lì...". Non aggiunge altro la madre dei Savi. Chiude la porte, lasciandosi dietro l' eco angosciante di una crisi di nervi, mentre i cani randagi cominciano ad abbaiare.
Se i genitori sbarrano il passo a chiunque tenti di leggere nella loro intimità, gli aspetti privati di questa storia, i legami viscerali che legano i Savi gli uni agli altri come in un vero clan, padre, madre, figli, nuore, balzano agli occhi da un fascio di manoscritti raccolti dagli inquirenti, primi tra tutti le lettere spedite da Giuliano Savi ai figli: "Roberto, Fabio, Luca (n.d.r., secondo nome di Alberto), vi chiamo così in ordine di arrivo e non di preferenza perche Vi abbiamo desiderato tutti amandoVi prima che nasceste...". Il patriarca parla della moglie: "Già venerdì della settimana passata, giorno 3 marzo, dopo aver sentito in tv certe affermazioni mendaci espresse da "quella" Eva Mikula, la mamma ha avuto tremende convulsioni e solo una supplementare iniezione di Valium ha avuto l' effetto di calmarla". Accenna allo stato di salute delle nuore, dei nipoti, all' emorrggia di cui ha sofferto il mese prima, in un crescendo accorato che prende, in una seconda lettera, i toni inaspettati di testamento spirituale.
Prima con un' autodifesa: "Mi definiscono come "patriarca", hanno detto che con le mie delazioni ho fatto mandare in campi di cocentramento e sterminio decine di ebrei (sapete che non è vero), hanno detto che avevo in casa un quintale di esplosivo (non è vero), che avevo 20 fucili (non è vero), e una ricetrasmittente sintonizzata sulle frequenze radio di polizia e carabinieri (non è vero e sapete che la mia radio è un normale Cb e sono anche autorizzato)...". Poi con toni desolati: "Questi due vecchi genitori sono rimasti soli come cani abbandonati e di tre figli neppure uno si è salvato...".
Il padre esorta, sprona i figli a vivere con dignità anche dietro le sbarre: "Ho sentito di carcerati che si abituano al carcere e che lavorano anche in carcere. Tu Roberto sei perito elettrotecnico diplomato, ed esperto nella tua professione. Tu Fabio sei un valente carrozziere e verniciatore e mi ricordo quanto lavoravi alla Volkswagen, e che eri addetto a fare i ritocchi... e tu Luca, ti mancava un anno per essere diplomato come perito elettrotecnico...
Uno psichiatra ha detto che un buon padre può essere tale anche da dietro un carcere continuando ad amare i suoi figli e provvedendo a loro".
Rabbia e tenerezza. I killer rispondono al padre, alle mogli, ai bambini, rinsaldando legami che sembravano spezzati. Fabio scrive al figlio di 6 anni, Alessandro, e addirittura all' ex moglie Maria Grazia Angelini, sposata nel 1985, abbandonata per Eva Mikula: "Spero che un giorno potrai perdonarmi... Non ho mai smesso di volerti bene". Alberto (fra i tre quello che sostiene di non aver mai partecipato a "fatti dove sia morto qualcuno") racconta alla moglie, Antonella Bollini, della sua vita dietro le sbarre, delle lasagnette mangiate con i compagni di galera, dell' ascolto delle dediche su Radio Maria, della solidarietà e dell' amicizia con gli altri detenuti. Nelle lettere ai genitori, sfodera invece una grinta "da leone": "Sono molto più su di morale di quanto voi possiate pensare. Non ho paura e non intendo fare da capro espiatorio per parare il culo a nessuno". E la rabbia si trasforma in tenerezza quando chiede al padre di dare un messaggio alla madre: "Dille che non si abbatta tanto. Ti ha fatto scrivere che devo mantenermi in forma per affrontare le mie storie. Lo sto facendo, addirittura vado in palestra". Il tono più amaro, quando gli si toccano i fratelli: "La cosa che mi ha turbato maggiormente è di aver sentito dire che sono stati loro ad accusarmi". Un Savi accetta tutto, ma non che si venga meno al patto di fedeltà del suo clan: la famiglia.




Testata
Epoca

Data pubbl.
19/11/95

Numero
46

Pagina
92

Titolo
IO, REDATTRICE DI EPOCA, HO PROVATO A USCIRE CON UN GIGOLO'

Autore
DI MARIA GRAZIA CUTULI

Sezione
STORIE

Occhiello
SOCIETA'

Sommario
Un annuncio su un settimanale femminile, una telefonata, il primo incontro in un bar di Milano... Attimo per attimo, cronaca di una serata particolare. Per scoprire chi sono e come si comportano gli emuli italiani di Richard Gere.

Didascalia
INSIEME AL RISTORANTE La redattrice di "Epoca" fotografata di
nascosto al ristorante Calajunco di Milano, insieme con René, 31
anni (per discrezione l' abbiamo reso irriconoscibile). L' incontro
col gigolò è stato possibile
attraverso l' annuncio (nel cerchietto) pubblicato sull' ultimo
numero del settimanale "Amica". Sono molti, come si può vedere,
gli annunci di accompagnatori che si offrono per riempire le serate
di donne in cerca di
compagnia e di avventure galanti. René, palermitano di origine,
abita in una cittadina dell' hinterland milanese e lavora in una
Usl: ha detto che riceve almeno una cinquantina di chiamate al
giorno con richieste di informazioni.
1 L' INCONTRO E' il primo novembre, sono passate da poco le 19 quando
la nostra redattrice incontra René al bar Motta di piazza San Babila
a Milano.
2 L' APERITIVO In corso Vittorio Emanuele, ai tavoli di un bar,
quattro chiacchiere per far conoscenza e stabilire i primi dettagli
della serata.
3 LA CENA Ore 20, ristorante Calajunco, specialità siciliane.
Il conto lo paga René, con carta di credito.
4 L' ULTIMO DRINK E' al bar Basso, in via Plinio, un locale non
proprio chic, che continua la serata. Una breve sosta poi la
decisione di chiudere lì.
5 L' ADDIO Avviene al parcheggio dei taxi di piazzale Loreto, dove la
nostra redattrice si fa accompagnare dopo aver pagato la "tariffa":
600 mila lire grazie allo sconto di 100 mila "per simpatia".

Testo
Ricordate il film American Gigolò? Richard Gere in completo bianco firmato Armani, su una Mercedes Pagoda decappottabile nel paradiso dorato di Beverly Hills, in California? Bene, scordatevelo. Ho provato a contattare un gigolò a Milano, per capire che cosa può succedere a una donna sola in cerca di compagnia a pagamento: mi sono imbattuta in un impiegato della Usl che fa "la vita" per arrotondare, offre da bere in un bar dai tavolini tirolesi e propone di passare la notte in un monolocale dell' hinterland. Proprio così.
Ma cominciamo dall' inizio. L' inserzione appare su Amica, in mezzo a una sfilza di "Accompagnatori" per donne "sole", "curiose", "disinibite", "in cerca di affetto", "di emozioni" e via dicendo.
Scelgo: "Alto 1,90, bellissima presenza, classe, raffinatezza".
Almeno ci si salva dal tipo "macho", mi auguro pensando ancora a Richard Gere, e chiamo. Numero di cellulare, risposta al primo squillo: la voce dall' altra parte è leggermente artefatta e, c' era d' aspettarselo, suadente. "Sono Giovanna", butto lì. "Ho letto il tuo annuncio".
"Ciao Giovanna, sono René. Da dove chiami?".
"Da Milano".
"Oh, finalmente, mi eviti lo stress di dovermi spostare. Città fredda, soprattutto in questa stagione...".
Non ho idea di come si organizzi un appuntamento al buio di questo genere. La cosa migliore da fare mi sembra non perdersi in chiacchiere: "Come sei messo in settimana?".
"Libero. La mattina lavoro in ufficio. Ma la sera non ho problemi".
Gli propongo mercoledì primo novembre, giorno di vacanza. Lui vorrebbe martedì: "Possiamo tirar tardi", insinua malizioso. Gli chiedo quanti anni ha.
"Trentuno e tu?".
"Più o meno...".
"Fantastico, se tu fossi stata più vecchia avrei inventato una scusa... Comunque, vedrai, ti sentirai una ragazzina". Propongo un incontro al Ginrosa di piazza San Babila, bar tipico da aperitivo.
Controproposta: il Motta, un self-service neon e caos, sempre a San Babila. Segno di riconoscimento: il mio tailleur nero e una copia del Corriere sotto il braccio.
In piazza San Babila alle sette di sera ci sono bancarelle che vendono libri, auto della polizia che fanno la posta agli scippatori, e il solito caravanserraglio dei giorni di shopping. Io con il collo stirato cerco qualcuno che arrivi al metro e novanta.
Niente. Un quarto d' ora dopo mi accorgo finalmente del tizio alto e magro, in abito blu, che toglie e mette nervosamente un paio di occhiali di metallo. Mi vede e punta deciso: "Giovanna? Scusami il ritardo. Ma vengo da L. (cittadina lombarda, n.d.r.) Sì, vivo da quelle parti...". Noto la cravatta a quadretti, i capelli scuri, che un tempo dovevano essere stati più folti, adesso tirati indietro dal gel, profusione di braccialetti d' oro ai polsi, quando mi stringe la mano, e orologio a destra. Cerco di immedesimarmi nel ruolo.
Inutile. A occhio e croce, il gigolò dalla faccia da ragazzo della porta accanto, look pulito, o meglio ripulito, non mi produce nessun brivido.
Ci incamminiamo lungo corso Vittorio Emanuele. "Di dove sei?", mi chiede.
"Siciliana, di Catania".
"Incredibile, anch' io sono di origini siciliane. Di Palermo". Poi per rompere il gelo: "Lavoravo lì come segretario di un politico".
"Dc?", immagino.
"Dc", mi risponde. Punto subito ai titoli accademici: "Hai studiato a Palermo?".
"Ho preso la licenza media. Poi mi sono messo a lavorare di giorno e a frequentare le serali. Ma la politica, sai, non era fatta per me.
A Palermo, ho visto tante di quelle schifezze. C' era anche quello che hanno ammazzato...".
"Lima?".
"Sì, Lima, io lo dicevo che era un mafioso... Per fortuna ho vinto un concorso all' Usl e sono arrivato al Nord. Ma tu cosa fai a Milano?". Tiro il fiato e sciorino quella che mi sembra la storia più credibile: "Sono qui per un paio di mesi, lavoro in una grossa azienda".
Ci sediamo ai tavolini di un bar, lungo corso Vittorio Emanuele. Un aperitivo, un caffè. Il cameriere porta lo scontrino. Prendo la borsa. René mi blocca: "Oh no, pago io". E ridendo: "Tanto poi alla fine della serata ti arriva la mazzata".
Faccia tosta per faccia tosta, gli chiedo quanto. Ma lui si ritrasforma in un uomo di classe: "Oddio, non farmi parlare di soldi, mi metti in tale imbarazzo. Passiamo la serata, poi si vedrà... Ma, a proposito, mi sembri una persona molto "gradevole", perché mi hai telefonato?". Rientro anch' io nei panni: "Mi sono separata da poco e non ho voglia di avere una relazione fissa. A Milano non conosco nessuno e per il momento non mi interessa far vita sociale". Lo convince e non lo convince, ma ho già capito che René preferisce parlare anziché ascoltare. "E tu come sei arrivato a far questo lavoro?".
"Avevo un' amica che faceva l' accompagnatrice. Un giorno ero con lei negli uffici della sua agenzia. E lì mi sono sentito fare la proposta: "Sarebbe perfetto per una nostra cliente"". All' inizio, dice, si è fatto pregare, ma poi ha capitolato di fronte all' offerta di un week end a Montecarlo. "Mi è andata da sogno: la persona che dovevo accompagnare era una donna bellissima, 37, 38 anni al massimo, piena di soldi".
"Perché aveva bisogno di te?".
"Era sposata con un industriale, uno molto conosciuto. Ed era terrorizzata all' idea di aver relazioni con gente del suo giro.
Magari avrebbero potuto ricattarla. Con un "professionista", invece...". Tira fuori il pacchetto delle Marlboro e l' accendino d' oro. Troppo narciso, troppo dentro al cliché del "raffinato" per diventare molesto. "E perché poi hai lasciato l' agenzia e sei passato agli annunci?".
"Non faccio mica la gettoniera. Quelli cominciavano a propormi donne orribili. Io non sono il classico uomo da monta. Vado con una donna solo se mi diverte. E' questo lo scopo: guadagnare un po' di soldi, conoscere gente... Certo, ogni volta a un nuovo appuntamento è una bella scarica di adrenalina".
Si son fatte le otto. Ho prenotato due posti al ristorante Calajunco (specialità marinare delle isole Eolie, conto salato). Cerco di convincere René a prendere un taxi, ma lui insiste per muoversi in macchina, Lancia Thema blu. Mi apre lo sportello, già lanciato sulla storia di famiglia: "Sono tornato in Sicilia per i 50 anni di matrimonio dei miei. E' stato così commovente. C' eravamo tutti, fratelli e sorelle". Al Calajunco le luci sono soffuse, sui tavoli appena il chiarore delle candele. L' imbarazzo è svanito, anche se lui continua a evitare domande personali. Io, al contrario, gliele butto lì, una dopo l' altra. "Ma tu ti sei mai sposato?". René mi racconta per intero la storia (vera, o presunta, chissà) del suo fidanzamento con Paola, conosciuta in Val d' Aosta durante una vacanza, ritrovata quando si è trasferito al Nord, amata e poi lasciata alla vigilia delle nozze quando si era fatta troppo gelosa e ossessiva. "Vedi", mi dice, fissandomi negli occhi, "non sono tipo da legarmi a una donna. Mi pesa già trovarla la mattina nel letto".
Gli chiedo delle clienti: "Sì, qualche volta si innamorano. Ce n' era una di 29 anni che è arrivata a offrirmi 50 milioni perché lasciassi questo mestiere. Le ho detto: "Bella mia non sono mica in vendita"". Un' altra, Marina di Torino, pare invece l' abbia denunciato per rapina, quando ha capito che René si limitava a fare l' accompagnatore negandole altri favori. "Era talmente brutta, poveretta, che non sapevo proprio come fare. Sono finito in tribunale, ma lei aveva ben poco a cui attaccarsi: mi hanno assolto". Un primo, un secondo, il caffè. Ormai non c' è particolare della vita di René che non mi sia stato rivelato: so che riceve una cinquantina di chiamate di "lavoro" al giorno, so quanto paga d' affitto (750 mila), so che ha licenziato la filippina perché costava troppo e stira le camicie da solo. Sono riuscita a farmi dire quale mestiere faceva il padre (il salumiere) e addirittura come si chiama di cognome. Per non parlare della sua vita negli uffici della Usl: "Unico uomo in mezzo a una trentina di donne...
Ovvio, che abbiano scoperto tutto". Ma lui dice di fregarsene: "Mi diverte. Ogni tanto mi metto alla macchinetta del caffè a raccontare come ho passato il week end a Londra o a Parigi". Unico argomento sul quale glissa: il suo guadagno da gigolò. "Quanto? Tanto da poter cambiare una giacca a settimana. Sai, con lo stipendio dell' Usl che ci fai? Non riuscirei neanche a pagare l' affitto". Arriva il conto: 176 mila lire. René non fa una piega e tira fuori l' American Express.
Lasciamo il ristorante e saliamo in macchina. "Ciaobella...". Oddio, penso. Invece prende tempo: "Andiamo a bere qualcosa". Mi porta al Bar Basso, in via Plinio, tutto fuorché un posto chic, tavolacci di legno, gioventù di periferia. Ci sediamo in un angolo, un po' appartati. Mi ripete ancora una volta di non essere una gettoniera.
"Se una donna non mi piace, glielo faccio capire. Per esempio, ti ho detto subito che ti trovo molto "gradevole"..." Butto giù la spremuta: "Andiamo via". Salgo in macchina, aspettandomi il peggio.
Ma René anche stavolta tiene fede alla "classe": "Cosa vuoi fare?".
"Cosa proponi?".
"Sei tu che devi proporre. Non in albergo, ti prego: è squallido. Al massimo, casa mia".
"Per stasera, accompagnami a un parcheggio di taxi". Incassa e mette in moto. Penso che sia arrivato il momento di parlare di soldi: "Allora, quanto ti devo?".
"Ecco, qui viene fuori la mia timidezza. Dopo... Guarda, ti faccio vedere...". Tira fuori un paio di ritagli di giornali: "Sono stato intervistato, due volte, sai?". Ha capito tutto? No, il giornale è solo un modo cortese per farmi conoscere la sua tariffa: 700 mila.
"Per te sono 600: ho passato una bella serata. Ti confesso, mi sarebbe piaciuto continuare". Il Richard Gere della Brianza mi chiede "almeno un bacio". Porgo cortesemente la guancia e vado via.




Testata
Epoca

Data pubbl.
12/11/95

Numero
44

Pagina
122

Titolo
PRIMO SCOPO, LA PACE

Autore
Maria Grazia Cutuli

Sezione
STORIE

Sommario
Storia e compiti dell' Onu.

Testo
All' inizio è stato come un arcobaleno: dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, dopo il fallimento della Società delle Nazioni, una grande istituzione internazionale chiamata a governare il mondo, garantire la pace, favorire la prosperità, stroncare la povertà e il sottosviluppo, promuovere i diritti umani.
L' Organizzazione delle Nazioni Unite, tenuta a battesimo il 26 giugno 1945, alla fine della Conferenza di San Francisco, diventava operativa 4 mesi dopo, il 24 ottobre, con l' approvazione dello Statuto da parte dei 51 Paesi fondatori. Mezzo secolo più tardi, quella che doveva essere la celebrazione di un anniversario si è trasformata in processo: l' Onu (che oggi ha 185 Stati membri), appesantita dalla burocrazia e da uno spaventoso deficit finanziario (oltre 5 mila miliardi su un bilancio 1994 di 4 mila miliardi e 500 milioni), reduce da due fallimenti, le missioni di pace in Somalia e in Bosnia, va riformata o, addirittura, sciolta? Prevale l' ipotesi della riforma, attraverso alcuni interventi.
Primo: bilanciare le spese. Meno sperperi per le agenzie e per il personale, ma anche accordi diversi con i Paesi contribuenti. Come gli Stati Uniti (al momento i maggiori debitori) che da soli coprono un terzo del bilancio. Secondo: allargare il Consiglio di sicurezza, l' organo che decide gli interventi in situazioni di crisi, composto da 15 membri, di cui 5 permanenti e 10 a rotazione (tra i quali, adesso, c' è anche l' Italia). Terzo: rivedere la politica delle operazioni di pace. Inoltre, dotare le Nazioni Unite di un esercito proprio o più realisticamente usare gli eserciti regionali, come le unità Nato? Quarto: rivedere le politiche economiche, sociali e sanitarie, in mano a una pletora di agenzie che oggi intervengono, secondo molti governi e organizzazioni umanitarie, in maniera inadeguata. Quarto: rivedere gli interventi di prevenzione dei conflitti. Molti governi guardano con sospetto le operazioni di "salvataggio" (come "le amministrazioni fiduciarie"), dominate dagli interessi dei Paesi più ricchi.




Testata
Marie Claire

Data pubbl.
00/11/95

Numero
11

Pagina
61

Titolo
CHI HA PAURA DELLE VEGGENTI

Autore
Di Micaela Ceresa e Maria Grazia Cutuli

Sezione
ATTUALITA'

Occhiello
INCHIESTA VIAGGIO STRAORDINARIO ALLA SCOPERTA DEL PARANORMALE

Sommario
Milioni di persone ci credono. Può anche capitare di andarci per caso, o per gioco: ma sentirsi descrivere il proprio avvenire è sempre un' esperienza emozionante. C' è chi resta segnato da un responso per la vita. Chi resta legato al cartomante. Chi ne esce migliore. Pregi, pericoli e misfatti nel mondo del mistero. UN MERCATO SELVAGGIO: MA DISTINGUERE IL BUONO DAL CATTIVO SI PUO' CHI NON E' SICURO DEL PASSATO, INTERROGA PIU' SPESSO L' AVVENIRE UN VEGGENTE ONESTO INCORAGGIA, AIUTA AD ESAMINARE IL PRESENTE

Didascalia
Marta nel suo studio. Iniziò vent' anni fa su consiglio di un
anziano maestro: "Mi lesse le carte e disse: credo sia proprio il
tuo destino".
La radice di mandragora è ormai rarissima. Il suo potere è nominato
nella Bibbia: "E se anche
non l' avesse per natura", sostiene Marta, "certo lo ha assimilato
da noi nel corso de secoli".
Alcuni dei talismani usati all' Istituto di alta magia di Milano. I
materiali più comuni: oro, argento, pergamena, cera.
Il consulto dei tarocchi è la forma di divinazione più diffusa.
L' origine dei simboli, mai rintracciata, si perde nel tempo: è il
loro primo mistero.
Leggere la mano: per alcuni è scienza

Testo
Esiste la magia? Forse no, ma basta prendere in mano un mazzo di tarocchi e scegliere una carta: una reazione è garantita. Ci sono persone assolutamente razionali che di fronte a una zingara che prova a leggergli la mano si tirano indietro con paura. Rivelando la segreta punta del dubbio. E' naturale. La coscienza di una quantità insondabile di energie, che agiscono intorno a noi ben al di là del nostro controllo, è inevitabile. E come tale, forse, andrebbe accettata: senza fanatismi, ma anche senza facili condanne. Tanto più che può accadere a tutti di essere coinvolti e che il fenomeno comunque dilaga. Il punto, dunque, non è schierarsi pro o contro la credenza. Ma, come sostiene Anne Placier, autrice di un bel libro appena uscito in Francia, La guide de la voyance, "conoscere i rischi che comporta". Il più grave non è quello di incontrare degli imbroglioni - fatto non raro di cui riportiamo qualche esempio. Ma quello di abdicare al senso critico, di cedere all' emozione, al punto di conformare la propria vita al responso del veggente. E un "destino", irresponsabilmente predetto come "cattivo", può rovinare un' esistenza. "Di più", conferma Maria Rosaria Riccio, psicologa ed esperta di tradizioni simboliche, "esiste anche una vera e propria dipendenza. Tarocchi e oroscopo si consultano nei momenti di massima fragilità e restarne legati è facilissimo. Siamo noi che decidiamo il loro potere". Consigli? "Avvicinarsi con rispetto, ricordando che il campo è delicato e noi siamo terribilmente ignoranti. C' è molta saggezza nelle tradizioni, possono dare molti stimoli: come i sogni in analisi. Ma invece di riflettere su se stessi, alcuni "escono" da sé, diventano prede di disperazione e speranza. Il mago può essere disonesto, ma anche il cliente ha le sue responsabilità. Come di fronte al medico. Bisogna voler guarire. Scegliere persone sicure lasciandosi guidare dall' istinto. C' è un "trucco" che appartiene alla scuola terapeutica Gestalt: prestare attenzione al proprio stato d' animo alla fine di ogni incontro. Se il risultato è gioia, pienezza, tutto bene. Ma di fronte a imbarazzo, o ansia, sospettare, reagire. E, prima ancora di scegliere le carte, chiedersi: sono sicura di averne bisogno?".
NESSUN MISTERO: SOLO MAGIA I poteri, i rischi, gli inganni. Come agisce un rito, una fattura, un legamento d' amore. Una parapsicologa spiega il suo mestiere.
Sguardo penetrante, piglio combattivo, Marta, membro dell' Albo europeo degli occultisti e direttrice dell' Istituto superiore di Alta Magia di Milano, parte all' attacco: "D' accordo, c' è di tutto nel nostro campo, gente onesta e disonesta, come in ogni professione. Ma noi siamo i più denigrati, ci mettono alla prova chiedendoci di spostare tavoli, piegare posate e altre stupidaggini.
E nessuno si chiede che cosa cerca davvero la gente da noi".
Marie Claire: Appunto, cosa chiede? Marta: Ascoltiamo storie che nessuno sa ascoltare. Che a volte ci lasciano senza fiato e richiedono enorme responsabilità. Le faccio l' esempio di una madre che deve decidere se fare operare il figlio di un male incurabile e domanda se c' è speranza: lei cosa farebbe? Io ho guardato le carte e ho visto il peggio. Ma le ho detto: vada avanti, se non lo facesse potrebbe avere rimorsi per tutta la vita.
Un altro avrebbe potuto dirle: lo guarisco io. Ma preferisco passare per incapace piuttosto che fare del male a qualcuno. Quella donna è tornata a ringraziarmi.
M C Chi si rivolge all' occultista? M Vengono tutti: casalinghe e studenti, ma anche avvocati, politici e industriali. Chiedono di vincere una causa, di essere rieletti. Ma vengono in primo luogo per problemi d' amore. E poi per quelli dei figli: drogati, sbandati, ammalati. Alcuni domandano persino di fargli avere l' ottimo a scuola.
M C E lei che cosa risponde? M Che faremo di tutto, naturalmente! M C Riesce a spiegare come agisce la magia? M Non vedo niente di misterioso nella magia: dico che è possibile trasmettere alle persone delle onde volitive che gli permettono di raggiungere lo scopo. Questo mestiere aiuta a risvegliare la forza che abbiamo dentro: la sicurezza, il coraggio. Perciò i riti li lascio fare ai clienti: perché acquistino sicurezza.
M C Non c' è anche il rischio di alimentare false speranze? M Le rispondo che si può ottenere moltissimo.
M C Ma come funziona un rito? M Come l' ipnosi: una persona, per mezzo di una certa tecnica, può trasmettere onde capaci di incantarne un' altra. Allo stesso modo il rito è soltanto un mezzo per "mettere in onda" la gente.
M C Dunque gli oggetti in se stessi non hanno potere? M I materiali vengono "caricati" dall' operatore: ma a nulla vale se chi li usa non crede in quello che fa.
M C Ci vuole fede? M La chiami come crede. Ma da solo un talismano non basterà mai: agisce se riesco a convincere una persona che può servire. Noi chiamiamo tutto questo magia e molti ne fanno un gran mistero, ma io credo che chiunque abbia forza interiore, e faccia gli studi adatti, può diventare buon occultista. E lo dico anche se dà fastidio a molti.
M C I rischi maggiori? M Incontrare un mago che ad ogni problema risponde: "Le hanno fatto una fattura". E' falso, e pericoloso: se la persona non può pagare il prezzo della contro-fattura, come ne esce? E un altro pericolo è cadere nelle mani di chi sostiene che la magia deve passare attraverso il sesso. Di maghi che irretiscono le clienti ce ne sono, e pochi hanno il coraggio di denunciarli.
M C La fattura esiste veramente? M Sì, dato che esiste anche la trasmissione di onde negative. Il pensiero umano è molto potente: basta la preoccupazione di una madre a far cadere un bambino dalla bicicletta.
M C Ed è possibile far innamorare una persona a comando? M Un giorno è venuta da me una donna disperata, suo marito la maltrattava da anni, anche fisicamente. Abbiamo lottato insieme per mesi, ma oggi quell' uomo è dolce, affettuoso, innamorato. Certo non basta fare un rito "di legamento" per far tornare un amore, occorre anche trasformare la persona che lo compie. Ma se si usano "i mezzi" giusti, e cioè i riti, l' onda volitiva può ottenere qualsiasi cosa.
M C Ma questo non significa "impadronirsi" di qualcuno? M In parte, forse. Ma in fondo si tratta di risvegliare sentimenti che c' erano e che si sono logorati. E' bene? E' male? Desiderare un amore per me non è male. Soprattutto se in mezzo ci sono dei figli, dei problemi economici seri.
M C E funziona.
M Purché la persona abbia il coraggio di andare avanti fino in fondo. I tempi sono imprevedibili e c' è chi dubita, si stanca. Ma per esercitare la propria influenza su un altro, bisogna avere una volontà più forte della sua.
M C C' è anche chi dalla magia diventa letteralmente dipendente.
M Sono i casi più difficili. Persone ossessive, a cui non puoi dire: "Lei non ha niente", perché vanno subito da un altro che, imbrogliandole, gli dia modo di perseverare. Se si è onesti, bisogna inventare qualcosa per trattenerle, e intanto lavorare sulla loro insicurezza. Ci sono riti anche per questo.
M C Lei è anche veggente? M Mi piace pensare di esaminare dei problemi, non di predire il futuro. So fin troppo bene che se dico a una persona: "Fra due anni sarai malato", tempo due anni e si ammalerà davvero.
M C Ma allora lei non usa le carte? M Certo che le uso, e sono anche molto consumate. Ma cerco solo conferme.
M C Si spieghi meglio.
M So bene che la gente si aspetta che io "indovini", ma il mio compito non è azzeccare quanti amanti ha una persona, ma risolvere i suoi problemi, renderla capace di lottare. Le carte mi dicono se ci sono delle possibilità: perché una cosa è certa, non escono per caso. Una volta è venuto anche un prete: era in crisi, si era fatto esonerare dalla scuola. L' ho incoraggiato, è rimasto prete e ha ripreso a insegnare. Comunico solo tendenze positive: non mi piace spaventare la gente.
M C E se vede davvero qualcosa di brutto? M Qualche volta le bugie sono necessarie.
IN CERCA DI UN FUTURO O meglio, di una risposta su se stesse. Per caso, per disperazione, Due donne si sono trovate faccia a faccia con le carte. E con la propria vita.
ROBERTA S., 32 ANNI, AVVOCATO "Sola per tutta la vita? Un responso terribile. Per me è stato più forte di cento sedute di analisi" Sono andata da una sensitiva con lo stesso spirito con cui sarei partita per Lourdes: sperando in un miracolo, o almeno in cerca di una spiegazione che da sola non sapevo e non potevo darmi. L' ho avuta, sì, ma il prezzo è stato più alto di quanto non immaginassi.
E' successo un anno fa. La fine della convivenza con Luca mi aveva procurato una depressione cronica dalla quale non riuscivo a venire fuori. Avevo provato con l' analisi, con gli psicofarmaci, con la meditazione orientale. Nessun miglioramento. Era come se fossi invecchiata di dieci anni: fine dei progetti, delle speranze, della voglia di vivere. Perché Luca, dopo tre anni di vita insieme, avesse deciso di rompere la relazione con me, non ero ancora riuscita a capirlo. Era, è vero, un uomo difficile, introverso, umorale, con un passato travagliatissimo alle spalle: genitori separati, infanzia in collegio, un lavoro in un' organizzazione umanitaria che l' aveva portato a lungo in giro per il mondo, sempre in mezzo a guerre, disastri, carestie. Ma credevo che tra noi ci fosse comunque un grande amore, un legame importante, difficile da spezzare. Una sera, invece, steso sul divano verde del nostro piccolo appartamento di Brera, a Milano, Luca mi ha detto: "Mi dispiace, Roberta, non so più cosa voglio fare del mio futuro. E non so nemmeno se ti amo davvero". Una settimana dopo mi annunciava che sarebbe partito per il Ruanda. Sono rimasta sola con i miei dubbi, i miei sospetti, i miei ripensamenti, sempre più vicina a un vero e proprio esaurimento nervoso. Finché, poco prima del Natale scorso, dopo psicanalisti, medici e guru, ho deciso di andare da una sensitiva, a dispetto del mio atavico scetticismo verso il mondo paranormale.
L' anticamera era umida e spoglia. Cercavo di ricordare a me stessa che ero lì solo per finta, per curiosità, ma avevo un nodo allo stomaco. Poi si è aperta una porta ed è comparsa Anna: una donna piuttosto giovane, sui 35 anni, alta, sottile, occhi chiarissimi e capelli neri. Non mi ha chiesto niente, solo la mia data di nascita.
"Sei una donna forte, passionale. Puoi essere quasi violenta", mi ha detto tenendomi le mani. "Non sai farti amare". Le ho chiesto di Luca. Anche per lui solo data di nascita e nient' altro. "Non c' è niente da fare, rassegnati. Quest' uomo è schizofrenico, profondamente segnato dall' infanzia che ha avuto. A prima vista sembra affascinante: ha un' esistenza piena, interessante. Ma è tutto un bluff". Un bluff? Schizofrenico? Erano esattamente gli stessi termini con cui aggredivo Luca quando ero arrabbiata. "Ho bisogno di incontrarlo", ho detto. "Devo sapere perché mi ha lasciata". Anna ha fatto un giro di Tarocchi, poi ha scosso la testa: "Non saprai mai niente da lui. E' fatto così. Si è svegliato una mattina e ha deciso che non andavi più bene".
E' stata in silenzio per qualche minuto, a occhi chiusi. Poi, con un misto di dolcezza e durezza nella voce: "Sei destinata a restare sola, mia cara. Non vedo un compagno nella tua vita, né matrimoni né figli. Ma l' hai voluto tu. L' hai scelto molto tempo fa. Hai segnato il tuo destino sin dal momento in cui hai deciso di puntare tutto su te stessa e sul lavoro". Mi è venuto da piangere, ho resistito a fatica. Non so se quella donna fosse dotata di un intuito particolare, non so se fosse capace di telepatia o cos' altro, ma tutto quello che mi stava dicendo era assolutamente vero. Ricordavo benissimo quando, fin da ragazzina, sfidavo il tradizionalismo dei miei genitori dicendo: "Tanto io non mi sposerò mai". Di quella mia resolutezza, della mia indipendenza, sono stata orgogliosa per anni. Ma un responso del genere adesso mi sembrava terribile, non riuscivo a sopportarlo. Mi sono ribellata, le ho chiesto come fosse possibile che alla mia età gli uomini non entrassero più nella mia vita: "Ce ne saranno tanti", ha risposto, "ma nessuno di loro resterà. Ne vedo uno entro la fine dell' anno, più anziano di te, forse sposato".
Quel verdetto non mi ha più abbandonata. Mi ha segnato più di cento sedute di psicanalisi, lasciandomi addosso una specie di certezza assoluta, indiscutibile. La conferma di quel dubbio che mi portavo dentro da sempre: sono una donna che forse avrà successo, farà carriera, ma non riuscirà mai ad avere un vero rapporto d' amore, a vivere la normale vita di una coppia.
Due mesi dopo ho rivisto Luca: nessuna spiegazione, come previsto, solo un cumulo di contraddizioni che mi hanno ulteriormente devastata. Adesso sto con Andrea: ha 48 anni, è divorziato. Dice di amarmi. Ma so che non durerà.
DANIELA, 28 ANNI, IMPIEGATA "Disse: c' è un uomo in arrivo, cara: attenta, è diverso dagli altri" A casa mia leggere i tarocchi era come sfogliare il quotidiano del mattino: mia madre non faceva un passo senza consultare la sua cartomante, e le mie zie pure. Io per la verità mi ero sempre sottratta: la consideravo una scemenza bella e buona. Ci sono finita in mezzo, quasi per caso, due anni fa. Mi ero ammalata di una strana febbre che i medici non riuscivano a diagnosticare: trentasette e mezzo di temperatura, e nessun altro sintomo. Dopo mesi passati in giro fra esami e specialisti, una sera a casa di amici ho conosciuto una strana ragazza dai capelli rossi, Sara, ex insegnante di lettere, da qualche tempo dedita a pratiche "alternative". Avevamo cominciato a chiacchierare con immediato e inspiegabile senso di intimità, come se ci conoscessimo da sempre. Lei mi aveva raccontato della sua passione per l' astrologia, i tarocchi, le medicine non ufficiali. Io le avevo detto della mia febbre. "Vieni a trovarmi", mi aveva detto alla fine della serata. "Vediamo se ti posso aiutare". La settimana dopo ero da lei, davanti a una scrivania su cui bruciava lenta una bacchetta d' incenso. "Non credo che tu sia malata", ha detto Sara dopo avere osservato a lungo le carte. "La tua sembra piuttosto una questione nervosa, psicosomatica. Che fine ha fatto il ragazzo con cui stavi l' anno scorso?". Paolo: non gliene avevo parlato affatto. Era stata una storia breve, partita bene, poi io mi ero raffreddata, come al solito, avevo avuto paura di legarmi troppo e per tutta risposta lui se n' era andato con un' altra. Credevo di aver dimenticato, non mi sembrava di aver sofferto in modo particolare. "Il problema è che la tua vita sembra quasi vuota, superficiale", ha continuato Sara. "Fai attenzione, sei troppo sbrigativa con te stessa, non ti presti attenzione. Smettila di controllare la febbre col termometro, al massimo puoi prendere qualcosa di omeopatico. E invece datti più ascolto, cerca di pensarti un po' di più".
Quella sera ho disdetto un appuntamento con un' amica e mi sono chiusa in camera da letto. Gli occhi fissi sulla parete, ho rievocato mille piccoli dettagli di un passato che sembrava dimenticato: virus e batteri che avevano minato il mio cuore prima ancora del mio corpo. Ero stata una bambina viziata, cresciuta senza problemi da genitori accodiscendenti, ma assenti. Non avevo mai avuto passioni, interessi o progetti particolari. Un lavoro in banca, tanto per prendere uno stipendio. Molti fidanzati, e nessuno veramente importante. E Paolo? Lui, forse, era stato importante, ma... Un mese dopo sono tornata da Sara. Avevo ancora la febbre, ma avevo smesso di misurarla in modo ossessivo. La lettura delle carte non segnalava nessun avvenimento rilevante, ma un generico "lento" cambiamento. "E' come se ci fosse una barriera tra te e il resto del mondo", disse Sara. "Da cosa cerchi di difenderti?".
Quella volta ho pianto tutta la notte. Era assolutamente vero: involontariamente avevo fatto dell' apatia e dell' indifferenza una corazza contro la solitudine e la mancanza di affetto. Ma che cosa potevo fare? Da che parte cominciare a riprendere in mano la mia vita? Mi addormentai solo verso l' alba, sul cuscino bagnato. Al mattino non riuscivo a credere ai miei occhi: il termometro segnava trentasei e quattro, non una linea di più.
Ho cominciato a frequentare Sara assiduamente. Le riportavo settimana dopo settimana tutti i miei piccoli avvenimenti quotidiani. Lei li ascoltava, li interpretava, mi guidava nei rapporti con gli amici, con i colleghi, con i miei genitori. Con mia madre in particolare.
Alla quale, a un certo punto, ho avuto il coraggio di dire tutto.
L' ho invitata a casa mia, sole io e lei, e le ho raccontato la mia solitudine, il mio vuoto. E infine, sì, anche la mia rabbia. Per la prima volta in vita mia l' ho vista scossa. E per la prima volta l' ho sentita vicina. Poco dopo le carte di Sara mi hanno dato un responso imprevisto: "C' è un uomo in arrivo, cara mia: stai attenta, perchè questo è diverso dagli altri". Si trattava di un collega: era lì da sempre, ma non mi ero mai accorta di lui. Ci siamo messi insieme sei mesi fa e anche se mi rendo conto che non sarà affatto facile, ho deciso di accettare la sua proposta di andare a vivere insieme. In cambio, non sono più andata da Sara.
All' improvviso ho sentito che non avevo più bisogno di lei: anzi, avevo bisogno di liberarmi dalla dipendenza, per quanto benefica, che sentivo nei suoi confronti. L' ho ringraziata tantissimo, ma dovevo farcela da sola".
Dodici milioni di italiani, secondo l' Eurispes, almeno due volte l' anno cercano di conoscere il proprio futuro. Un quarto del paese.
Fra questi, uno su cinque spende almeno una volta al mese dalle 100 / 200mila lire di un comune consulto, fino ai sette, otto milioni di una contro-fattura o di un legamento d' amore, per un giro d' affari che si calcola intorno ai 2mila miliardi.
Sorprendentemente, dei 20mila operatori dell' occulto (tanti quanti gli stregoni ufficialmente riconosciuti nello Zimbabwe), quasi la metà, il 47 per cento, lavora al Nord, non soltanto in studi privati, ma via telefono, via etere, via computer. E prossimamente anche su Internet. La maggioranza dei "maghi" (56 per cento), ritiene di aver ricevuto i propri poteri da Dio; il 21 per cento parla di "forze misteriose"; l' 11 per cento si rifà alla natura e il 7, 8 per cento cita qualità proprie della psiche umana. In ogni caso, fra tutti riescono a realizzare un reddito medio di 75 milioni l' anno.
HO LAVORATO AL 144 L' annuncio diceva: "Vuoi fare la cartomante? Vieni da noi". Storia di una truffa.
Non sostengo affatto che ogni servizio di cartomanzia telefonica sia un inganno. Quella che riporto qui, sperando che serva a qualcuno, è soltanto la mia esperienza. Non posso firmarla con nome e cognome perché non ho prove, altrimenti avrei già fatto regolare denuncia: ma se volete credermi è andata così. Studio psicologia, ma ho bisogno di lavorare e l' anno scorso mi è caduto l' occhio su quell' annuncio. Decisi di presentarmi: alla peggio, pensavo, mi sarei fatta due risate. C' era la fila: gente di ogni genere ed età, nessuna selezione, bastava che sapessimo parlare. La prova, non remunerata, consisteva in un intero turno di lavoro, dalle 9 alle 17 o dalle 17 all' una. Otto ore al telefono a rispondere alle domande della gente con il solo supporto di un mazzo di tarocchi forniti di didascalia: amore, fidanzamento, malattia, rottura... A noi il compito di ricamarci su. Qualche risorsa "esoterica" potevamo anche pescarla da un libro di traduzioni latine - non sto scherzando - che girava sul bancone dei telefoni: per far recitare ai clienti qualche formula "magica" se proprio fossimo rimasti a corto di argomenti.
Ero esterrefatta, ma anche curiosa di scoprire di più. E rimasi. Nel mese seguente - tanto sono rimasta - compresi che anche la giornata di prova faceva parte integrante del "sistema": manodopera gratuita garantita. Fui scelta come "fissa" perché sapevo intrattenere i clienti per tutti e quindici i minuti - circa 50mila lire - concessi dalla Telecom ai servizi 144: dopo la linea cade e chi vuole - o è indotto a volere - deve richiamare. Stipendio, in nero e solo in contanti: un milione e 400mila lire. Notti e festivi non pagati.
Eravamo una decina a quel bancone e quasi ogni giorno notavo facce nuove, ma che sapessero qualcosa di tarocchi ne avrò incontrati due o tre. Il resto era lavoro di fantasia. Le istruzioni erano semplici: chiedere a tutti, con la scusa dell' oroscopo, nome e data di nascita. La professione - importante indicatore economico - e il nome della persona amata. I dati, e i particolari della storia personale che man mano scoprivamo, andavano rigorosamente annotati in un quadernone che portava il nostro "nome d' arte" (Iris, Amanda, Otello...), in modo che se un cliente avesse richiamato in nostra assenza chiunque avrebbe potuto fare "l' indovino". Seconda regola: terminare lasciando il discorso in sospeso in modo da far richiamare almeno una volta. E, soprattutto, introdurre nella lettura delle carte "un elemento di forte negatività". Esempio: una signora sospetta che il marito la tradisca - è sorprendente, ma il novanta per cento delle chiamate riguarda amori infelici e tradimenti.
Niente di più facile che alimentare il sospetto, trovare nelle carte un segno negativo: "E' vero, cara, purtroppo vedo una forte ombra di sfortuna". E' terribile, ma chi soffre crede a tutto: uomini e donne, di ogni livello culturale. Ed è disposto a seguire chiunque gli dia una speranza. Le nostre istruzioni prevedevano appunto la disperazione. In modo da poter suggerire al momento giusto un' ancora di salvezza: una persona potente ed esperta, in grado di risolvere tutto. "Signora, non potrei, ma data la sua situazione avrei un nome prezioso da consigliarle. Mi dia il suo numero, la richiamo da un' altra linea". E l' altra linea c' era, libera da eventuali controlli legali, destinata a fornire il numero privato dei "maghi" che ci avevano "assunto". In altra sede, e dopo aver consultato i famosi quaderni, avrebbero stupito i clienti con la loro veggenza, inducendoli a chiedere riti e fatture al costo di milioni. L' operazione era chiamata "ribaltamento". E quando riusciva, il telefonista riceveva un premio di 100mila lire.
Ci ho messo un po' a capire l' intera truffa, tanto più terribile in quanto fondata sulle angosce della gente. Naturalmente non ho mai mandato nessuno dal mago: tanto che da un giorno all' altro sono stata lasciata a casa. Peccato, perché stavo cercando il modo di sottrarre un quaderno come prova. Non c' è l' ho fatta: in questo sono stati dei maghi per davvero. Ma devo dire la verità: più ancora di questi esseri spregevoli, quello che mi ha lasciato addosso una profonda inquietudine sono state l' ingenuità, la solitudine della gente. Cercavo in tutti i modi di spiegargli la spirale della dipendenza: suggerivo di parlare con un amico, col confessore... Ma non sono mai riuscita a farli desistere. Più ero sincera, più richiamavano. Quando mi parlavano di problemi economici, a volte riuscivo a eludere la sorveglianza: "Si rende conto che sta spendendo 50mila lire?". Niente da fare. Una donna mi ha fatto questa chiamata: "Sono disperata, mi è arrivata una bolletta di tre milioni perché chiamo troppo il 144: mi fa le carte per vedere se riesco a pagare?".

BOX
L' OCCULTO IN CIFRE TRA FINZIONE E REALTA' : DUE MAGHE ALLA PROVA Come in una candid camera, ci siamo presentati da due veggenti scelte a caso, a Milano e Roma, con un problema inventato. Un test un po' ardito. Con risultato a sorpresa.
L' inserzione era altisonante: "Gianna, gran maestra in legamenti d' amore, riporta a te la persona amata". La voce al telefono, cortese e suadente: "Facciamo i tarocchi, certamente, e anche la radioestesia. Non sa cos' è? Non si preoccupi: funziona meglio delle carte. Va bene per le 5?". L' iniziazione all' occulto comincia nella periferia milanese, al primo piano di una palazzina dipinta di fresco. Gianna è sulla quarantina, ha i capelli biondo platino, scarsa dimestichezza con la grammatica ma eloquio spigliato. Non è sola. Nel suo studio, tra sfere di cristallo e amuleti, c' è Elena, una ragazza sui trent' anni "specializzata in amore". E' lei che maneggia le carte, mentre Gianna si dedica in silenzio alla radioestesia: brucia foglietti e incensi in una coppa per "sensibilizzare" i tarocchi. Espongo il falso problema: vivo da 5 anni con Andrea, un uomo più vecchio di me, reduce da un matrimonio fallito e con figlio diciottenne. Lo vorrei sposare, ma l' ex moglie lo tormenta, il figlio lo trattiene. "Non dica altro", interrompe Elena. "Vediamo cosa dicono le carte". Primo giro: "Andrea è malato.
Pressione?". "Ma no, sta benissimo", dico io. "Niente affatto", insiste Elena, "c' è qualcosa che non va. Ha per caso mal di stomaco? Ah, eccolo lì il diavolo: la moglie. E' un osso duro.
Andrea è indeciso, vero? Certo, con quello che gli è successo...
Però è chiaro: ti ama". Gianna fa un segno di assenso al fulminante responso della collega, poi continua con fumi e fiammelle. Secondo giro. Si precisa la moglie: "Fredda, calcolatrice. Non è certo una santa". "Ha un amante?", chiedo speranzosa. "Niente di serio. Si diverte. Ma intanto continua a tormentare l' ex marito con la storia del figlio: ha sofferto molto per i genitori, vero?". Annuisco.
Gianna ha finito con i fuochi e porge a Elena il mazzo appena radioestesizzato. Il cerchio si stringe: "Attenta", dice Elena preoccupata. "C' è di nuovo la moglie: visto che rispunta il diavolo? Deve avergli fatto qualcosa: Andrea prende il caffè con lei?". "Non so... Sì, forse". "Ecco", sussulta Elena. "Deve avergli messo qualcosa nel caffè. Non è difficile, succede più spesso di quanto non si creda. Ma ora ci pensiamo noi. Per carità, niente magia nera. Però lo leghiamo a lei, per sempre. Basterà un pupo di cera. Lo battezziamo e poi arriva lei coi testimoni". "Testimoni?".
"Certo: ciocche di capelli, per esempio. Il pupo ha un buco in testa e uno nel cuore: infiliamo i testimoni e dopo qualche giorno lo sentirà pulsare. Però questo costa, vero? 3 milioni e 700mila lire.
Del resto, è per sempre. Le conviene provare". Pago il consulto, grazie: 120mila, con ricevuta fiscale.
Il secondo round esoterico si gioca nei quartieri bene di Roma.
L' indirizzo di Clara, cartomante e astrologa, arriva da un' amica, con ampie avvertenze sulla bravura e l' alto livello della clientela. Lo scenario, in effetti, è un altro: casa fine Ottocento, mobili d' epoca, quadri d' autore. E nessuna traccia di amuleti.
Clara, sulla cinquantina, rossa e spumeggiante nella camicia di seta, inforca gli occhiali e consulta un testo di astrologia: "Tesoro, che cosa ti è successo nell' 88? Qualcosa ha cambiato la tua vita?". Ho un attimo di smarrimento: nell' 88 mi sono trasferita a Milano, sì che ho cambiato la mia vita. Seconda domanda, a bruciapelo: "Hai la scoliosi?". Sì che ho la scoliosi, fin da bambina. "Infiammazioni al basso ventre?". Queste non ancora.
"Attenta, le avrai". Passiamo ad Andrea. Il tipo, a naso, non le piace. Non le ho ancora detto niente, ma ha già capito che è troppo vecchio per me. "Separato?". "Sì, separato". Fa una smorfia, alza le sopracciglia e delega le sue perplessità ai tarocchi. "Non capisco, non riesco a vederlo bene... E' come se fosse trasparente. Sei sicura che conti qualcosa nella tua vita?". I suoi occhi incontrano i miei. Abbasso lo sguardo e arrossisco. Di colpo ho il terrore che scopra l' inganno e penso alla mia amica. Farfuglio qualcosa e fuggo dopo aver lasciato sul tavolo un biglietto da 50mila. Senza ricevuta.




Testata
Epoca

Data pubbl.
22/10/95

Numero
42

Pagina
67

Titolo
L' ITALIA DEI MAGHI CHI SONO, CHE COSA PROMETTONO, QUANTO GUADAGNANO, CHI LI FREQUENTA

Autore
DI MARIA GRAZIA CUTULI E MARIO GIORDANO

Sezione
STORIE

Occhiello
Gli inserti di EPOCA DOSSIER SULL' ESOTERICO

Sommario
Un italiano su quattro si rivolge agli occultisti. I clienti? Soprattutto giovani, colti, ricchi. Tanto che l' industria del mistero vale ormai 20 mila miliardi. E per fare sempre più affari si inventa nuove vie. Ecco il primo grande dossier su cartomanti telefonici, medium televisivi e persino veggenti sindacalizzati.

Didascalia
Il mago di Arcella: appartiene alla categoria degli "operatori"
tradizionali. Che, secondo una ricerca Eurispes, sono legati alla
cultura contadina.
Gerarda Buonincontri, 36 anni, pranoterapista e cartomante
salernitana. E' il segretario dell' Unione sindacale occultistica
italiana.
Armando Pavese, 59 anni, è l' autore di Grande inchiesta sulla magia
in Italia (Piemme, 40 mila lire), con 1.100 indirizzi di occultisti.
Giovanni Panunzio, professore di religione. Ha fondato a Cagliari il
Telefono contro gli inganni dei maghi.
Pubblicità di "144" che promettono amore, soldi e salute.
Candela dello scongiuro, da usare in caso di viaggi e processi.
Accesa di sabato, tiene lontano gli jettatori. 29.500 lire.
Talismano di Adamo ed Eva: conserva l' amore dell' amato grazie a
una "reliquia originale" di Adamo ed Eva.
Prezzo: 49 mila lire.
Direttamente dal Brasile, "uno dei riti d' amore più potenti al
mondo". Il prezzo non viene indicato.
Polveri voodoo: quella per la vendetta costa 145 mila lire, quella
per il successo solo 68mila lire.
"Acchiappafantasmi", la macchina per individuare spiriti e folletti.
Prezzo: 4 milioni e 500 mila lire.
Abiti per riti magici: rosso per riavvicinamenti d' amore, nero per
procurare rotture. Tre vesti, costo un milione.
Sfere di cristallo con base in legno e libretto di istruzioni: la
più piccola costa 70 mila lire, la più grande 220 mila.
Completo per principianti in cartomanzia. Contiene amuleto,
tarocchi, libretto di istruzioni per eseguire i riti. Tutto a 99
mila lire.
Valigetta per magia bianca ed esorcismi: contiene fra l' altro
altarino lavabile, crocefisso, candele, calice, fermaglio per riti
all' aperto. Costo 260 mila lire.
Candela di Satana, disponibile in due colori: rosso per chiedere
aiuto alle forze del Male, nero per inviare spiriti maligni ai
nemici.
49 mila lire.

Testo
Altro che arti magiche o poteri paranormali. Le telefoniste che fino a qualche mese fa rispondevano al 144 "Chiavi del futuro" di Terni non conoscevano nemmeno il significato dei tarocchi. Confezionavano i loro pronostici grazie a piccole didascalie applicate sulle carte, mini guide con predizioni prestampate e oroscopi scopiazzati dai giornali. La gente chiamava, bevendosi così, a 2 mila e 250 lire al minuto, la sua pozione di fandonie. E avrebbe continuato a farlo se gli uomini della squadra amministrativa della Questura, rispolverando un articolo dimenticato del testo unico di Pubblica sicurezza, non avessero multato per "ciarlataneria" e denunciato per "abuso della credulità popolare" una quindicina di sedicenti cartomanti.
Italia magica uguale Italia truffaldina? Secondo la legge, sembrerebbe proprio di sì. Eppure, nonostante il rischio della "bufala" congenito nel mondo dell' occulto, 12 milioni d' italiani (secondo una stima della società di ricerche Eurispes) assetati di profezie continuano a frequentare maghi, veggenti e cartomanti. Un quarto d' Italia pronta ad alimentare un mercato selvaggio, dove si paga dalle 100 alle 200 mila lire per un comune consulto, fino agli 8 milioni di una controfattura o di un contromalocchio. Per un giro d' affari di circa 20 mila miliardi di lire, pari alla metà del fatturato di un' azienda come la Fiat Auto.
Nel calderone esoterico-commerciale bolle di tutto: tarocchi, oroscopi, intrugli, legamenti d' amore e fluidi misterici che viaggiano ormai via cavo, via etere, via computer, gestiti da cartomanti, veggenti, indovini. Quanti esattamente, difficile dirlo: si va dai 150 mila "operatori dell' occulto" stimati dalle associazioni di categoria (gli occultisti ne hanno fondate in gran quantità) fino ai mille e 100 indirizzi, raccolti in un volume, Grande inchiesta sulla magia in Italia, pubblicato di recente dalle edizioni cattoliche Piemme (40 mila lire).
Una mappa dell' occulto, questo libro sulla magia, in cui l' Italia viene definita "magico Stivale". Più di quello delle sette leghe.
L' autore, Armando Pavese, 59 anni, di cui 20 spesi a osservare il mondo dei fenomeni paranormali, socio della Società italiana di psicologia della religione, collaboratore dei Gris, i gruppi diocesani di ricerca e informazione sulle sette, scopre che l' irrazionale trionfa meglio al Nord che al Sud. Il Piemonte, per esempio, ha il doppio dei maghi della media nazionale: uno ogni 27 mila abitanti contro la media di uno ogni 52 mila. "La ricchezza e il consumismo hanno ammazzato il sentimento religioso", dice Pavese, che sull' argomento ha già pubblicato un Manuale di Parapsicologia, al primo posto tra i saggi più venduti in Germania, "ma non il bisogno di mistero e protezione. Si costruisce così una religione magica parallela".
Religione destinata a incrementare di anno in anno il numero dei suoi sacerdoti: tra il 1988 e il 1993 si è registrato un aumento di indirizzi sulle Pagine Gialle del 68 per cento, pari al 17 per cento l' anno. E si sono differenziati pure i canali di "contatto paranormale": la tivù magica che dà oroscopi e tarocchi in diretta (vedi il mago Otelma, la stessa Wanna Marchi che si è riciclata da taumaturga del corpo a quella dell' anima); i 144 con le predizioni telefoniche; le riviste specializzate (non solo gli "storici" Astra o Sirio); fino ai negozi dell' occulto dove "l' arte" si compra in "kit del buon mago", talismani, testi sacri dell' arcano...
"E chissà", dice Pavese, "presto ci troveremo la magia anche su Internet".
Medioevo e futuro. Ovvero: mistero e tecnica per vendere meglio.
L' antropologa Cecilia Gatto Trocchi, autrice della ricerca Eurispes, nel suo libro Magia ed esoterismo in Italia (Mondadori, 12 mila lire), distingue tre categorie.
La prima è quella dei maghi "tradizionali". Non compaiono sulla Pagine Gialle. Preferiscono affidarsi al sempre valido network del passaparola. "Sono operatori di estrazione modesta", dice la Gatto Trocchi, "spesso legati alla tradizione contadina". Risolvono problemi di cuore, lavoro, salute con polveri, unguenti, incensi, talismani a base di capelli, grassi, sangue mestruale. "Il mago d' Arcella, per esempio. E' diventato famoso, ma rientra ancora in questa categoria". Categoria che non disdegna i riti sessuali: "Fai finta che io sia tuo marito", dice a volte questo tipo di mago alle sue clienti.
Più portati all' high-tech i "rampanti organizzati", che imperversano invece su ogni mass media. Armati di computer, cellulare, sproloquiano usando e abusando del linguaggio New Age, filosofia astrologica che predica l' avvento della religione magica: "Non parlano di "fatture" o "demoni", ma di "negatività" e "vibrazioni"". Come Otelma, che non rinuncia però alle bardature carnevalesche.
Ultimi, gli esoterici. Non si limitano a fare i maghi, possiedono una loro setta di adepti, professano il "sincretismo magico", sintesi di elementi attinti a Occidente quanto a Oriente.
Caratteristica comune tra i tre gruppi: "La presunta capacità di risolvere ogni tipo di problema", dice Cecilia Gatto Trocchi, "una specie di psicoterapia dei poveri, applicata purtroppo in maniera selvaggia, fuori da qualsiasi contesto culturale". Le loro pratiche spaziano dalla cartomanzia alle predizioni astrali, alla pranoterapia, ai massaggi, all' agopuntura...
Tutto fa brodo pur di soddisfare il cliente, il quale va dal mago, secondo la ricerca della Gatto Trocchi, con precise richieste: per conoscere il futuro (al 40,5 per cento), per risolvere i problemi sentimentali (21,5 per cento), quelli di lavoro (19,1), per disturbi di varia natura (11,9 per cento) e persino per togliere il malocchio o la fattura (6 per cento).
Altri dati sui 12 milioni d' italiani abituati a bazzicare studi esoterici vengono da un libro, La sfida infinita (editore Salvatore Sciascia, L. 30 mila, pagg. 305), scritto da un sacerdote, Luigi Berzano, docente all' Università di Torino, e da Massimo Introvigne, direttore del Cesnur (Centro studi sulle nuove religioni, uno degli esperti più autorevoli in fatto di sette, esoterismo e magie). La ricerca si limita a 18 comuni attorno a Caltanissetta, nella Sicilia centrale, ma approda a risultati inaspettati.
Per esempio: i giovani credono alla magia molto più degli adulti.
"La generazione dei padri", dice Introvigne, "è cresciuta in un' epoca che si è nutrita del mito della scienza, al contrario dei figli, che sembrano aver perso ogni fiducia. I ragazzi ricorrono alla magia, come all' omeopatia al posto della medicina tradizionale". Altra scoperta: i ricchi frequentano i maghi molto più dei poveri. Ma su questo non c' è da stupirsi...
La media di guadagno annuale di un mago si aggira sui 75 milioni, secondo le dichiarazioni dei redditi (alle quali i maghi sono obbligati), allegate ai registri Iva del 1994. Quella dichiarata, ovviamente. A Bellinzona, sul confine italo-svizzero, per esempio, un paio di settimane fa la polizia ha arrestato un ventottenne milanese, Giovanni Bassanese, di professione cartomante, che era riuscito a spillare a una cliente la bellezza di cento milioni.
E basta guardare quanto spendono per farsi pubblicità: 18 milioni e 700 mila lire a pagina su Astra (140 mila copie vendute di media ogni mese), 5 milioni su Sirio (50 mila copie). Pagine su pagine, dove Antea, la maga degli amanti, "si oppone a qualsiasi forma di negatività", il Mago di Londra, professore Honoris Causa, "ha ereditato forza e poteri soprannaturali", un 144 consigliato da Mario Merola porterà "fuori dal buio" chi telefona.
Un bel carosello di "bufale" che il direttore di Astra, Rudy Stauder, ha cercato di arginare con un decalogo: "Gli inserzionisti devono seguire alcune regole fondamentali. Non possono millantare la risoluzione di problemi di salute. Devono segnalare sempre il loro numero telefonico e non solo quello del cellulare. E, infine, niente promesse di consulti gratuiti".
Un grande equivoco. Che poi i maghi indovinino o no è un problema di quelli che li frequentano. "Una metà degli eventi previsti quasi sempre si realizzano", dice Armando Pavese. "Ma non per magia.
Semplicemente perché è nella natura dei fatti". Non ci sono maghi seri e maghi meno seri, almeno secondo Cecilia Gatto Trocchi: "La magia stessa è un grande equivoco: credere che attraverso una simbologia rituale si possa modificare la realtà". A sentire gli interessati, come Maestro Bassin, mago di Riccione, già nei guai per evasione fiscale: "Gli impostori ci sono, eccome: l' 80 per cento della categoria. Quelli che lavorano con il 144, per esempio. Come funziona?". Vengono prese delle ragazze qualunque, spiega il mago, e si chiede loro di inventarsi un rito: "Tipo, prendi un limone, mettilo sotto il letto, spargi il sale, poi telefona e ritelefona.
Così la bolletta sale. Ma mica siamo tutti gli stessi, noi maghi".
In cerca di credibilità. In generale gli operatori dell' occulto si danno un gran da fare per costruirsi una patente di credibilità.
C' è chi addirittura, al di là della giungla di "ordini professionali" che raccolgono le varie tribù magiche, preme per una legge: "E' stata presentata alla Camera la proposta di creazione di un albo di maghi", dice Guido Geraudo, direttore di Sirio, "alle dipendenze dei ministeri di Grazia e giustizia, della Sanità e della Pubblica istruzione". A firmarla due onorevoli di Alleanza nazionale, Carmine Patarino e Mario Pezzoli.
Il sindacato esiste già: l' Usaode, l' unione sindacale astrologica occultistica, aderente alla Cisl, che ha come segretario generale Gerarda Buonincontri, 36 anni, pranoterapista e cartomante salernitana, e come tesserati tremila occultisti.
Pochi ma buoni? "Liberi professionisti che lottano contro l' abusivismo di chi esercita per solo scopo di lucro", recita la signora, sfoderando la sua dichiarazione programmatica: "L' operatore deve avere uno studio fisso, una partita Iva, deve emettere ricevuta fiscale". La piattaforma prevede, almeno per i nuovi maghi, un diploma di scuola media superiore e un tariffario appositamente regolamentato.
Che cosa dice la legge. La cosa strana è che sia stata la Cisl, di matrice cattolica, a sindacalizzare l' occulto. "La Cisl", spiega il segretario, "è l' unica associazione ad accettare, oltre ai lavoratori dipendenti, quelli autonomi". Ma la Chiesa (vedi l' opinione di monsignor Ersilio Tonini nella pagina a fianco) non ha sempre lanciato anatemi contro maghi, astrologi e indovini? Gli ultimi sono partiti dall' Osservatore Romano e dal Comitato ecumenico per le comunicazioni sociali, un' associazione privata che fa capo al regista massmediologo José Pantieri: "Chi si professa credente non può credere anche nella magia", dice Pantieri, che se la prende anche con la Rai, rea di aver istituzionalizzato oroscopi e tarocchi.
Maghi nel mirino, insomma. Anche della legge. Che considera reato la magia. I poliziotti di Terni che hanno denunciato le telefoniste del 144, per esempio, e, prima di loro, quelli di Rieti che avevano chiuso una catena di studi, non hanno fatto altro che applicare alla lettera l' articolo 121 del testo unico di Pubblica sicurezza. Una norma che vieta "la ciarlataneria", includendo in questa categoria "indovini", "cartomanti", "interpreti dei sogni".
Ma anche qui c' è una contraddizione. La legge del 1931 viene di fatto smentita da una sentenza della Corte di Cassazione del 9 maggio 1986. Sentenza che, emanata dopo un processo per evasione fiscale a carico del Divino Otelma, finisce per legittimare l' occulto: "Non è né turpe né immorale la consulenza in materia parapsicologica", recita il testo, "che (...) si rivela oggi una vera disciplina".
Peccato, perché nel 1994 a contraddire nuovamente quanto stabilito dalla giurisprudenza sia stata emanata una circolare, firmata dall' allora ministro dell' Interno Roberto Maroni, che invita Questure e Procure a indagare sulle attività occultistiche. Con un' unica differenza rispetto all' articolo 121: la "ciarlataneria" è un reato amministrativo. A meno che non si ipotizzi l' "abuso della credulità popolare", articolo 661 del codice penale.
Pagine Gialle denunciate. In quanti lo sanno? Giovanni Panunzio, per esempio, professore di religione di Cagliari, inventore un anno fa del telefono antiplagio (070 / 806002), creato per raccogliere le denunce dei turlupinati dell' occulto. In 12 mesi sono state oltre 700 le richieste di aiuto arrivate. Il maggior numero di chiamate è giunto da Lombardia, Lazio, Sicilia, Campania. Le regioni meno esposte sembrano essere Basilicata, Trentino, Puglia, Abruzzo. A far ricorso al servizio sono state in prevalenza le donne, 62 per cento contro il 38 per cento di uomini. Età media degli utenti: 40 anni.
La cifra estorta di entità più rilevante: 300 milioni. La spesa complessiva confessata dai pentiti dell' occulto: un miliardo. I reati denunciati più frequentemente: truffa, circonvenzione di incapace, vilipendio alla religione.
In dodici mesi, sono stati 400, di cui 300 operanti con le linee del 144, le società esoteriche e gli occultisti segnalati dal Telefono Antiplagio, sei le sette denunciate: "Ci sono inchieste aperte in una ventina di Procure" dice il professor Panunzio. "Lo stesso Garante della concorrenza e del mercato ha in mano una quindicina di provvedimenti contro la pubblicità ingannevole dei maghi". Panunzio ha anche denunciato la Seat, società del gruppo Stet, per le inserzioni sulle Pagine Gialle. "E' assurdo che ci siano voci come Astrologia o Cartomanzia. E' come se ci fosse Ricettazione o Prostituzione". Che voglia mettersi a capo di una nuova crociata? Dura... Con 12 milioni di italiani pronti a credere a oroscopi e tarocchi.

BOX
QUESTE SONO LE TARIFFE Volete farvi togliere una fattura? Può costarvi anche 10 milioni. Ma ci sono occultisti che si accontentano di 300 mila lire. Ecco, per ogni "specialità", il tariffario aggiornato.
Prestazione Prezzo minimo Prezzo massimo Controfattura 300 mila lire 10 milioni Contro il malocchio 200 mila lire 8 milioni Talismani 100 mila lire 6 milioni Legame d' amore 500 mila lire 5 milioni Interpretazione sogni 300 mila lire 1 milione Esorcismo 200 mila lire 600 mila lire Oroscopo 100 mila lire 300 mila lire Lettura della mano 50 mila lire 200 mila lire Lettura carte 50 mila lire 200 mila lire Pendolino 50 mila lire 100 mila lire l' HIT PARADE DELL' OCCULTO Quali sono i maghi che guadagnano di più? Una classifica precisa è impossibile, perché i re dell' occulto sanno tenere riservati i loro redditi. Abbiamo comunque provato a compilare una hit parade degli incassi annui, facendo una stima di massima basata soprattutto sulle indicazioni forniteci dalla professoressa Cecilia Gatto Trocchi. Sul business esoterico l' antropologa ha condotto numerose indagini, raccolte in due libri, Viaggio nella magia (Laterza, pagg. 230, 18.000 lire) e Magia ed esoterismo in Italia (Oscar Mondadori, pagg.
211, 12.000 lire).
1) Divino Otelma 900 milioni 2) Maga Mishosha 800 milioni 3) Faraone Tutankhamon 700 milioni 4) Maestro Bassin 700 milioni 5) Veggente Ripacandida 600 milioni 6) Mago d' Arcella 500 milioni 7) Mago Cervino 500 milioni 8) Mago Aleff 300 milioni 9) Mago Alex 300 milioni 10) Mago Hollywood 200 milioni COSI' I MAGHI USANO GLI STRUMENTI PIU' AGGIORNATI SFERA DI CRISTALLO? NO, 144 E INTERNET Dalle chat-line specializzate ai consulti video. Fino alle divinazioni informatiche.
Forse non sapranno indovinare davvero il futuro. Ma di certo i maghi non vivono legati al passato. Anzi, conoscono alla perfezione il presente. E sanno come sfruttarlo. E' una questione di tempi: addio zampe di gallina e intrugli bolliti in vecchie stamberghe, la magia ora viaggia sulle ali della tecnologia. Informatica, chat-line e le strade dell' etere: anche i "divini maestri" s' inchinano davanti alla forza invisibile del mercato. Alle leggi di Cagliostro, qualche volta, si può disobbedire. Quelle del marketing, invece, sono tabù.
Gli effetti risultano a tutti evidenti: oltre mille telefoni 144 dedicati ad astrologia e cartomanzia, decine di ore giornaliere di trasmissioni tivù, una quindicina di "università della magia" con corsi milionari, cataloghi spediti come postal market in tutte le case, e studi magici dotati di computer per gli oroscopi e raggi laser per dar la caccia ai fantasmi. E' il trionfo del "terziario esoterico". E' il business dell' esorcismo, dove di veramente occulto ormai rimangono soltanto le somme realmente guadagnate dai leader del mercato.
Negli ultimi tempi il mercato della magia ha invaso in particolare le linee telefoniche: delle 3.254 chat-line (i 144) attive in Italia circa il 30 per cento, cioè più di un migliaio, sono dedicate ad astri, fatture e miracolose soluzioni delle pene d' amore. Molti di questi numeri, inoltre, hanno più di una linea, alcuni arrivano ad averne una ventina, che funzionano ininterrottamente giorno e notte. Vi si collega quotidianamente quasi un milione di persone.
L' incasso via cavo raggiunge dunque cifre da capogiro: circa 10 miliardi al giorno, oltre 3.500 miliardi l' anno.
Ogni chat-line guadagna in media dieci milioni al giorno. In genere al cliente telefonico viene imposta la tariffa Auditel più alta: 2.540 più Iva. Di queste 2.540 lire, 826 (il 32 per cento) rimangono alla Telecom, le restanti 1.714 (pari al 68 per cento) vanno al "Fornitore di Informazioni", cioè ai maghi. Solo i telefoni erotici, forse, riescono a guadagnare di più. Ma la gara è ancora aperta.
Dal telefono all' etere, il business continua. L' occulto va in onda e fa audience: il nuovo mago dev' essere più telegenico che telepatico, d' obbligo sfera di cristallo e abito originale. Sono circa trecento i "santoni" che, per far capolino sui piccoli schermi di tutt' Italia, pagano cifre da capogiro: da 600 mila lire a 10 milioni all' ora, a seconda dell' orario e del tipo di emittente. Qualche tivù fa affari d' oro: soltanto la società TivuShop, quella di Wanna Marchi e del "maestro" don Esimento, ha versato nel mese di marzo a Retemia 277 milioni per acquistare spazi pubblicitari. Ma in realtà ogni antenna locale che si rispetti ha almeno quattro o cinque ore giornaliere di trasmissioni di tarocchi e oroscopi, che inevitabilmente si trasformano, per rientrare dalle spese, in televendite di "sacri" amuleti. Alcuni cartomanti usano invece il piccolo schermo per trovarsi clienti: un rapidissimo consulto gratis in diretta, poi la seduta continua nello studio privato. A prezzi salati.
Un grande successo hanno incontrato anche le università della magia, dove si tengono corsi che vanno da 500 mila lire a 5 milioni. Ed è nato persino "Astrosys", un software per computer che gira su Ms-Dos e permette a tutti di leggere tra le stelle. Ora, quali nuove strade esplorerà il marketing della magia? Qualche tempo fa alcuni "maestri" avevano provato a entrare nel mondo di Videotel: non avevano previsto che il sistema avrebbe avuto poca fortuna. Adesso c' è qualcuno che già medita di sbarcare con filtri d' amore e polveri voodoonell' asettico mondo di Internet. E la curiosità aumenta. Chissà che effetto farà la macumba telematica.
AL POSTAL MARKET DELLA MAGIA PER I MEDIUM FAI - DA - TE Talismani, altarini, polveri fatate: tutto a domicilio.
Mago fai-da-te. Basta un buono d' ordine per ricevere a casa il kit completo per ogni esorcismo. Pagamento in contrassegno e successo assicurato, grazie alla "benedizione" del mago. Altro che esoterismo: i segreti un tempo riservati a pochi iniziati, ora sono disponibili a tutti. E viaggiano nelle caselle postali, in cataloghi pronta-consegna.
Ecco alcuni oggetti pubblicizzati da uno di questi postal market dell' occulto, che vengono inviati su richiesta. Si tratta di quello del Ceams, Centro europeo di alta magia sperimentale, di Rimini.
Tutti gli oggetti sono "consacrati dal Maestro Bassin nel Tempio Magico".
SE L' "OPERATORE DELL' OCCULTO" E' DISONESTO DIECI CONSIGLI PER NON FARVI TRUFFARE Parcelle da capogiro, ricatti, persino violenze. Ecco come potete ridurre i rischi.
Crederci o non crederci? Comunque sia, anche il variegato mondo della sfera di cristallo nasconde personaggi di ogni tipo. E quindi anche imbroglioni e violenti. Ecco un piccolo decalogo per cercare di smascherarli senza farsi abbindolare. Lo abbiamo realizzato in collaborazione con il Cicap (Comitato di controllo sulle affermazioni del paranormale) e con il Telefono antiplagio (tel.
070 / 806002), un servizio gestito da volontari che dà gratuitamente consigli e informazioni a chi è stato truffato dagli "operatori dell' occulto".
1 Occhio alla pubblicità. Non fidarsi dei maghi che si fanno troppa promozione. Spesso cercano soltanto facili guadagni.
2 No a 144 e trasmissioni tivù. Gli oroscopi via cavo o etere non hanno valore.
3 No al "soddisfatti o rimborsati". Spesso è un trucco con cui maghi smaliziati cercano di "piazzare" i loro prodotti.
4 No al consulto di altri maghi. Il mago corretto è geloso della propria autonomia e non chiama a consulto "colleghi". Spesso ciò avviene per spillare altro denaro.
5 Occhio al "rilancio". Diffidare se ci si sente dire: "Stiamo ottenendo buoni risultati, ma bisogna fare ancora qualche sforzo", con nuove richieste di denaro.
6 Non "scoprirsi" troppo. Chi cerca di scendere fin nei minimi dettagli della vita privata del cliente può cercare notizie utili per ricattarlo e sfruttarlo economicamente.
7 No a sedute collettive. Dietro a questi riti si celano rischi di violenza carnale.
8 Non portare i bambini. Sono stati segnalati casi di maghi che hanno chiesto di vedere i bambini del cliente e poi sono finiti sotto accusa per abusi sessuali.
9 Richiedere la fattura Iva. Il solo modo per costringere i maghi a pagare le tasse.
10 Non pagare in contanti. Se ci si ritiene truffati, presentare denuncia entro 90 giorni: se il pagamento è avvenuto con assegni è possibile ottenere la restituzione del denaro.




Testata
Epoca

Data pubbl.
22/10/95

Numero
42

Pagina
78

Titolo
E CON LA TIVU' OTELMA E' DIVENTATO DIVINO

Autore
DI MARIA GRAZIA CUTULI

Sezione
STORIE

Occhiello
Gli inserti di EPOCA DOSSIER SULL' ESOTERICO: I PROTAGONISTI NOI, PROFESSIONISTI DEL MISTERO

Sommario
L' ambasciatore mancato che ha sfondato con la magia-spettacolo. Il mistico che ha creato una setta miliardaria. L' astrologa che ha puntato tutto sull' elettronica. Tre storie di successo. Conquistato seguendo strade molto diverse. Ma con un segreto in comune. Voleva far politica nella Dc, poi il diplomatico. Però quando ha scoperto d' esser stato una Faraona egizia...

Didascalia
Il Mago Otelma, all' anagrafe Marco Belelli, 44 anni, laureato in
scienze politiche.

Testo
Un vicolo umido dei "carrugi" di Genova. Un antico palazzo dalla facciata scrostata. Al secondo piano, lo studio del Divino: due stanzoni dalla luce fioca, ingombri di foto e oggetti polverosi.
Mago Otelma, per l' anagrafe Marco Belelli, dottore in scienze politiche (e presto anche in storia e filosofia), mago televisivo più celebre d' Italia, attende i visitatori pietrificato in un caffettano bianco. Fa subito omaggio dei suoi gadget: videocassetta con rituali casalinghi contro il malocchio, curriculum, tariffari...
Una montagna di roba a ricordare che non si è di fronte a un comune cartomante, ma a un sacerdote dell' occulto su scala semi industriale.
La storia dello straordinario successo del Divino, 44 anni, studi a Genova, Roma, Milano, Parigi, un passato in politica, val la pena, però, sentirla dalle sue labbra: "In tutte le vite precedenti ho sempre svolto attività magico-sacerdotali: ero sacerdote in Atlantide, mago in tempo augusteo e forse anche Faraona in Egitto".
In Italia s' è limitato a ereditare un titolo di conte, (nononostante sia figlio d' un operaio e d' una sarta), grazie al bisnonno che, prima di scialacquar tutto, imperava sulla contea di Quistello, Mantova. A 5 anni il futuro mago ha già le visioni.
Durante il liceo classico si iscrive alla Giovane Italia, movimento legato al Msi, e subito dopo alla Dc: "Esperienza traumatica. Io, anticomunista da sempre, credevo di poter fare politica. Ma lì c' era solo gente interessata a raccomandazioni e prebende".
Quando la Dc appoggia la legge per il finanziamento pubblico dei partiti, Otelma, a quell' epoca Belelli, si mette a fare l' agit-prop al contrario. Fulminato da Pannella, "anche se eccede in atteggiamenti duceschi", entra in area radicale. La passione per la magia corre di pari passo, seppur con qualche incertezza iniziale: "Dopo l' università avevo vinto il concorso per la carriera diplomatica, frequentavo un corso all' Istituto di studi di politica internazionale, a Milano, le banche mi corteggiavano.
Normale essere incerto sul da farsi". Ma incontri pilotati dal "Destino", come quello con Ninoska, frequentatrice di circoli radicali ed esperta di oroscopi, gli chiariscono le idee: "Ninoska mi porta a lavorare per una radio. Dopo qualche anno debutto in tivù". Arriva il successo, l' audience lo premia: 12 milioni di "contatti" (leggasi spettatori) al Costanzo Show. Ma guai a parlar di soldi: "Sono il mago più famoso d' Italia, non certo il più ricco". Sarà, ma la Finanza lo denuncia per evasione fiscale. La Cassazione gli dà però ragione, lo riconosce "libero professionista".
Il Divino, legittimato anche dallo Stato, nel 1992 decide così di fondare un partito, Europa 2000, 10 mila preferenze alle politiche: "Speranze di vincere non ne avevamo, non essendo appoggiati da Craxi", spiega. "Ci interessava batterci per l' abolizione della legge Merlin